Intervista a Emanuele Milan: «Il corso allenatori è stata un’esperienza bellissima, mi ha insegnato tanto»

Amici lettori e appassionati di  calcio a 5 AMF, come saprete tra poche settimane prenderà il via  il nuovo corso di formazione per allenatori che permetterà ai partecipanti di ricevere il patentino FIFS ( Leggi di più a questo link ). Questa mattina abbiamo intervistato Emanuele Milan, allenatore della Top 5 Biella, viceallenatore della nazionale veterani over40 nonché allenatore della nazionale over50. Emanuele ha raccontato ai nostri microfoni quella che è stata la sua esperienza del corso e quello che invece sta vivendo in questo suo avvio di carriera come allenatore nel calcio a 5 AMF.

 

 

Buongiorno Signor Milan

Buongiorno, diamoci pure del tu

Certamente, con molto piacere. Prima di tutto volevo chiederti, come hai vissuto l’esperienza del corso allenatori? Lo consiglieresti ad altri?

Assolutamente si, lo consiglierei. Io ero in federazione davvero da poco e questa è stata la prima esperienza formativa che ho vissuto nell’ambiente FIFS. L’ho vissuta innanzitutto con molto entusiasmo, e a posteriori posso dire che è stata una bellissima esperienza per diversi motivi. Senza dubbio sono venuto a conoscenza di aspetti tattici e didattici dei quali non prima non sapevo nulla, ma soprattutto il mio tutor Alessio Arezzi ed il mio formatore Federico Caliri avevano un palmarès di tutto rispetto e dunque l’insegnamento che ho ricevuto è stato di estrema qualità. Ci hanno raccontato anche degli aneddoti, ad esempio relativi al mondiale, e questo mi ha lasciato qualcosa in più rispetto ad una semplice lezione frontale. In più, mi era piaciuto molto il discorso organizzativo: il corso era stato organizzato davvero molto bene, in maniera estremamente professionale. Inoltre, in questi primi anni della mia carriera come allenatore mi sono reso conto che i contenuti trattati durante il corso si stanno rivelando utilissimi, in particolare per la gestione degli allenamenti e del rapporto con i giocatori. Questo corso mi è servito davvero tanto, e per questo mi sento davvero di consigliarlo: è un’infarinatura generale che permette di conoscere anche aspetti tecnici e che fornisce delle chicche importanti su questo sport.

E questo non può che farci piacere. E di preciso, che soddisfazioni ti sta dando allenare in questo sport “minore”? Ritieni che sia uno sport propedeutico anche alla formazione di calciatori che poi magari andranno a giocare nel calcio a 11?

Senza dubbio, lo ritengo fondamentale. Poi io ho il pallino per il futsal che purtroppo, come hai detto giustamente tu, qui in Italia è considerato uno sport minore. Infatti io che sono di Biella sto avviando, assieme ad altri miei collaboratori, un progetto volto a far tornare a vivere questo sport nella nostra provincia per rimuovere questa etichetta di sport minore che purtroppo lo accompagna. Lo vedo assolutamente come uno sport propedeutico per il calcio a 11, e anzi ti dirò di più. Da un paio di mesi abbiamo aperto qui a Biella una academy di calcio a 5 AMF, che coinvolge bambini e ragazzi tra i 5 ed i 15 anni. Ad oggi abbiamo già ben tre squadre e, attraverso la collaborazione con una polisportiva locale, la polisportiva FC Vigliano, stiamo portando avanti questo progetto anche se adesso purtroppo il Covid ci ha momentaneamente bloccati. Prima dello stop, però, eravamo partiti con un paio di allenamenti settimanali (il numero preciso degli allenamenti varia ovviamente in base alla categoria), con l’obbiettivo primario di formare giocatori per il calcio a 5 AMF. Molti di questi ragazzi poi, giocando anche nel calcio a 11, ci permettevano di vedere già dei primi miglioramenti anche in quel settore. Miglioramenti che riguardano la tecnica individuale, la visione di gioco, i passaggi, il controllo del pallone, l’abilità di palleggio e via dicendo. Quindi, soprattutto per quanto concerne i più giovani, io vedo questo sport come qualcosa che permetta di migliorare nettamente le proprie prestazioni anche in vista di una potenziale carriera nel calcio a 11.

Certo, senza ombra di dubbio. Siccome tu poi come allenatore fai parte anche del giro delle nazionali, puoi raccontarci che emozioni si vivono ad allenare una nazionale?

Giustamente tu hai usato il plurale (sorride) perché io sono nel giro di più nazionali che sono la nazionale over40 e la neonata 0ver50. Nella over 40 io sono vice-allenatore, collaboro con Enrico Belli che è invece il primo allenatore, e posso dirti che in questo ambiente c’è una grande competizione. Sono tutti ragazzi (io li chiamo così) che hanno alle spalle un’esperienza importante sia a livello di gioco ma in particolare a livello di mentalità. Sono tutti ragazzi molto intelligenti e, secondo me, il potenziale della squadra è veramente alto. Finora siamo riusciti a svolgere diversi allenamenti, ma purtroppo a causa del Covid siamo riusciti a partecipare ad una sola competizione poiché molti degli impegni in programma sono saltati. Come dicevo abbiamo partecipato ad una sola competizione: il triangolare Italia-Svizzera-Città del Vaticano che si è tenuto lo scorso anno a Lainate e da cui siamo usciti vincitori. Peraltro, alla prima partita ho avuto l’onore di allenare io ed è stato un onore anche perché veder giocare dei ragazzi che indossano la maglia italiana è sempre un’emozione grandissima, in qualsiasi sport. Quando indossi la maglia della nazionale sei sempre spronato a dare l’anima, e questo secondo me è sempre fattore di grande coinvolgimento anche di chi sta intorno ai giocatori. Per il capitolo over50 invece posso dirti che i lavori sono appena iniziati. Avremmo dovuto fare un primo stage a febbraio ma, sempre causa Covid, siamo stati impossibilitati e dunque il primo stage lo abbiamo fatto circa un mesetto fa anche insieme ai ragazzi della over40. Insomma, la nazionale over50 è un cantiere aperto su cui c’è da lavorare ancora tanto. Posso dirti però che c’è un grande entusiasmo anche lì, perché comunque come ho già detto in precedenza indossare la maglia della nazionale è uno stimolo enorme per i giocatori e non solo. Sono entrambe esperienze molto belle e non vedo l’ora che si possa tornare a praticare l’attività anche per organizzare nuovi stage e magari anche qualche torneo importante

Ovviamente, ce lo auguriamo anche noi. Penso che i nostri lettori siano curiosi di sapere come sei arrivato tu ad entrare nel giro della nazionale …

In realtà io sono entrato nel giro grazie ad una catena di eventi. Un paio di anni fa mi aveva contattato un allenatore di una squadra qui del biellese per dirmi che ci sarebbe stata la possibilità di fare una partita contro la nazionale C-20 della FIFS. Io non conosceva assolutamente questo sport ma insieme ad altri ragazzi abbiamo creato una squadra e abbiamo partecipato ad un triangolare. Da lì, tramite dei contatti diretti con il presidente Paderni, sono venuto a sapere che c’era la possibilità di fare questo corso. Mi sono buttato, ho fatto il corso e l’ho passato con buoni risultati. Poi, dopo qualche uscita e qualche torneo, mi è stato proposto di diventare vice-allenatore della nazionale veterani over40. Dopo qualche mese ho presentato al presidente Paderni l’idea di creare una nazionale over50 e lui mi ha dato carta bianca, al che ho iniziato a concentrarmi su questo lavoro.

Beh è un percorso molto interessante, penso che i nostri lettori concorderanno con me. Posso chiederti, invece, cosa cambia tra l’allenare una nazionale e l’allenare un club come la Top 5 Biella?

Le differenze con un club sono diverse. Si tende a pensare che le maggiori differenze siano sotto l’aspetto tattico. In questo caso ci tengo a dire che, sotto questo aspetto, senza dubbio i giocatori di una nazionale (e in particolare di una nazionale veterani) hanno tutti una grande esperienza e conoscono già molto bene gli schemi di gioco. L’impegno più complesso, per un allenatore della nazionale, è trovare il giusto compromesso tra la propria idea di gioco e la motivazione dei giocatori. I ragazzi della over40 sono ancora tutti fortemente motivati e si fanno trovare sempre pronti, il che ovviamente aiuta anche noi allenatori a gestire al meglio la panchina. Devo dire anche che si tratta in questo caso di un gruppo davvero splendido, sono tutti dei ragazzi d’oro e nonostante io sia più giovane di loro mi portano sempre un grande rispetto e non mi hanno mai messo in difficoltà, anzi spesso mi aiutano a migliorarmi come allenatore e io trovo che anche questo sia stupendo. Magari nel mio club, poi, conoscendo anche da più tempo i giocatori posso permettermi di essere un po’ più informale nella gestione dei rapporti con loro e questo sicuramente è un’altra differenza rispetto alla nazionale.

Grazie mille Emanuele per averci dedicato il tuo tempo.

Grazie a te.

Ti saluto, ciao.

Ciao!

 

Intervista condotta da Michele Piazza

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