Intervista a Teo Nuzzi, allenatore allievi Nuova Bolgiano San donato Milanese

Alla luce dell’entrata in vigore del nuovo DPCM (Decreto del 24 ottobre 2020) abbiamo intervistato Teo Nuzzi, allenatore degli allievi Nuova Bolgiano San donato Milanese, per avere un suo parere sulla situazione dello sport in questo periodo difficile.

 

 

Ci parli della sua squadra e di ciò che state vivendo a causa dell’emergenza sanitaria Covid 19.

Io sono un allenatore Allievi calcio a 11. La nostra situazione è disastrosa, non giochiamo una partita da febbraio; Abbiamo dovuto saltare la nostra prima di campionato a causa di un ragazzo risultato positivo che inevitabilmente ha bloccato tutta la squadra. Stiamo veramente vivendo una situazione molto difficile.

 

Cosa pensa di questo nuovo Dpcm e delle conseguenze che esso ha avuto sul mondo dello sport?

Ad essere sinceri di questo Dpcm non ne penso molto bene. Le società hanno fatto di tutto per adeguarsi a criteri e protocolli, la società di cui facevo parte l’anno scorso ha fallito perché non è riuscita ad adeguarsi a tutto questo. Ora ho cambiato, faccio parte di una società molto piccola, che ha solo 3 squadre e ha speso un sacco di soldi per adeguarsi a tutto questo. Eravamo in condizioni di assoluta sicurezza: 4 spogliatoi per 20 ragazzi, misurazione della temperatura, distanziamento … Non capisco cos’altro potevamo fare.

 

Starete completamente fermi o state cercando di adottare soluzioni alternative?

Purtroppo staremo fermi ancora per tanto tempo. Ci hanno già comunicato che non riprenderemo prima dell’8 gennaio, dove teoricamente inizieremo a recuperare le partite di settembre.

 

Cosa prevede per il futuro?

Non so cosa aspettarmi. Io spero solo che il governo vada incontro a tutto il mondo dello sport e soprattutto che i ragazzi non mollino. La mia preoccupazione è che qualcuno si stufi e se ne stia a casa rinunciando allo sport. Purtroppo ora i ragazzi non hanno nulla da fare, se ne stanno a casa o escono fra di loro creando assembramenti senza nessuno che li controlli. Alla fine sono ragazzi di 16 anni. Noi in squadra abbiamo qualche ragazzo che vive situazioni problematiche, il calcio lo aiutava a togliersi da periferie e brutti giri. Ora chissà questi ragazzi che fanno. Mi spiace che nessuno pensi anche a questo “contorno”.

 

Intervista condotta da Melissa Crespi