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Guerrino Parise: “Il lavoro con i giovani è fondamentale. Al Mondiale di Reus un’emozione indimenticabile”

Una figura centrale per la Federazione Italia Football Sala è quella di Guerrino Parise. Protagonista del movimento italiano del futsal AMF, il mister lavora ormai da anni su più fronti: ad oggi è infatti Ct della Nazionale C13, Ct della Nazionale C20 e vice Ct della Nazionale Assoluta. Parise ci ha quindi spiegato l’importanza del lavoro metodologico attuato dalla Federazione, soprattutto con i più giovani. Un lavoro eccezionale, i cui frutti sono arrivati per lui giusto pochi mesi fa con il  premio FIFS “allenatore dell’anno 2019”.

italia c13 fifs

Il tuo rapporto con il football sala?

“Ho conosciuto il football sala nel 2014 grazie a mister Alessio Arezzi. Lui era appena tornato dal Mondiale C20 in Cile e chiacchierando mi ha parlato di questo sport. Mi sono quindi avvicinato al football sala, sono entrato a far parte della Federazione prendendo i vari patentini e da lì la passione è rimasta”.

Hai avuto modo di lavorare soprattuto con i ragazzi più giovani. Perchè questo sport può risultare così importante per loro?

“Si tratta di uno sport che può essere di straordinaria utilità per i giovani: le nostre metodologie possono essere complementari al calcio a 11, accelerando il percorso di crescita dei bambini. Nel caso dei più giovani è importante lasciarli liberi di divertirsi nel gioco ma al contempo lavorando molto sulla parte cognitiva e coordinativa. Sono due aspetti fondamentali, nella mia esperienza ho trovato difficoltà nei ragazzi soprattutto sulla parte coordinativa. Si tratta di un lavoro essenziale da fare sui bambini, dal momento che correggere un ragazzo di 13-14 anni diventa molto più faticoso che insegnarlo a un bambino di 6”.

L’apice della tua esperienza con la Nazionale C13?

“Sicuramente il Mondiale 2019 a Reus. In particolare, i quarti di finale: battere i padroni di casa della Catalunya è stata un’emozione indimenticabile: il nome dell’Italia non si era mai visto tra le prime 4 ad un Mondiale AMF. Sul lato umano è stato ancor più emozionante vedere premiati il proprio portiere e goleador da parte della AMF: è una soddisfazione enorme vedere ripagati i propri sforzi”.

italia catalunya c13

Cosa ha rappresentato per te il premio “allenatore dell’anno 2019”?

“Non nego che è stata una piacevole sorpresa. Il premio è sicuramente merito del lavoro fatto assieme ai miei ragazzi al Mondiale C13 in Catalunya. Il risultato che abbiamo ottenuto è stato eccezionale: siamo stati la miglior squadra europea in mezzo a nazionali del calibro di Paraguay, Brasile, Colombia e Argentina. Sicuramente è un premio per due anni fatti ad un ottimo livello dal punto di vista tecnico e lavorativo. I meriti vanno quindi a tutti i miei collaboratori, dal mio vice-allenatore William Rossi, al team manager Alessandro Chinelli e al medico Simone Di Benedetto, ma soprattutto ai ragazzi che sono scesi in campo: gran parte del premio non è che loro”.

La tua esperienza è piuttosto poliedrica: com’è lavorare su più fronti?

“La difficoltà maggiore è saper staccare da una categoria all’altra. Passare da ragazzi di 13 anni a ragazzi di 20 non è semplice date le differenze sia fisiche sia tecniche. D’altro canto, è una possibilità che permette di completarti come allenatore, avendo a che fare con realtà molto diverse tra loro. Con i ragazzi giovani bisogna essere più istruttore, con i giocatori della Nazionale maggiore è più un lavoro di gestione del gruppo e delle capacità tecniche”.

Sul percorso con le Nazionali C20 e Assoluta?

“Con la Nazionale Assoluta siamo ancora agli inizi del lavoro. Assieme al mister Usai, stiamo mettendo le basi per toglierci soddisfazioni in futuro. Come Ct della Nazionale C20 invece è stato l’inizio del mio percorso con la FIFS. Ho iniziato nel 2014, nel 2015 ho poi vissuto il mio primo Europeo a Lloret de Mar, la mia prima esperienza internazionale. A conclusione del quadriennio ci sono stati i Mondiali in Colombia nel 2018, un’esperienza fantastica che mi ha arricchito dal punto di vista tecnico e umano. Un’esperienza che ti segna in positivo, ed è proprio ciò che vogliamo per i nostri ragazzi: aiutarli a vivere competizioni del genere”.

Un’altra soddisfazione per te è stata la premiazione al CONI: per i risultati con la Nazionale C13 e per un tuo atleta, Giovanni Palladini, premiato “atleta dell’anno”.

“Una soddisfazione incredibile. Un premio meritato, Giovanni non ha giocato molto al Mondiale ma si è comportato in maniera esemplare, soprattutto a livello umano e mentale. Sintomo di valori solidi oltre che di capacità tecniche”.

fifs premio al coni

La tua filosofia come mister?

“Penso che nello sport, in tutte le categorie, è fondamentale capire il materiale umano che si ha a disposizione. In base alle qualità dei ragazzi si può vedere su cosa lavorare. A me piace creare innanzitutto un gruppo: la cosa più importante è la coesione che si deve instaurare tra i ragazzi. Poi le qualità tecniche fanno la differenza, ovviamente. Noi come FIFS stiamo lavorando bene con la creazione di accademy in diverse zone d’Italia”.

Studi qualche riferimento tra gli allenatori?

“A dire il vero no. Sono tutti bravi, ognuno a suo modo. Non esiste però il prototipo dell’allenatore perfetto: a livello di personalità si può essere più o meno appariscenti, simpatici o antipatici, ma è tutto soggettivo. Bisogna vedere se un allenatore poi preferisce essere un simpatico perdente o un antipatico vincente”.

Obiettivi per il futuro?

“Crescere assieme alla Federazione, soprattutto nel lavoro con i più giovani. Il lavoro che facciamo è di grande importanza per la crescita dei ragazzi, soprattutto perchè complementare al calcio a 11. Mi piacerebbe molto che un ragazzo cresciuto dalla collaborazione con una società di calcio a 11 possa dare dei frutti importanti a livello sportivo”.