Andare oltre, a Balaguer

Palapiacco di Vercelli, tardo pomeriggio di sabato scorso, il tabellone di gara suona e determina la fine del test match pre-Mondiale contro la Svizzera. Un rumore che scuote atlete e staff, come la sveglia che ti ricorda un appuntamento importante.

Le Azzurre si impongono per 4 reti a 3 imprimendo nei primi minuti di gioco delle geometrie differenti, incomprensibili alle avversarie elvetiche. Una vittoria che sulla carta appare di misura ma che sul campo ha fornito al CT Davide del Giudice un quid in più. Ilaria Dubini ne fa 3, ma è il lavoro e la costruzione del gioco che interessano maggiormente alla squadra.

Le Nostre Ragazze mostrano dal primo minuto agonismo famelico e voglia di mettersi alla prova senza attenuanti. Come quando si passano i controlli in aeroporto, non ha più senso guardarsi alle spalle, ma solo avanti, verso un futuro da scrivere. Si respira un’aria particolare a Vercelli, i piedi delle Azzurre calcano il suolo italiano, ma con le sinapsi fremono già in terra spagnola.

Manca poco più di un mese, le ragazze iniziano a fare le valige, verso un’esperienza che assomiglia tanto a quei treni, che se non passano una volta sola…poco ci manca.

Nel viaggio è importante ricordarsi da dove si viene, ma anche sentire il bisogno di portare a casa qualcosa dal luogo in cui si va. Non sarà una spedizione senza pretese, dove l’importante è partecipare, ma una bella sfida in cui poter affermare la propria esistenza sportiva. È vero, la settimana del Mondiale si aprirà per noi con la sfida contro il Sudafrica, una squadra di cui non conosciamo il livello, ma di cui possiamo immaginare le motivazioni. Il giorno successivo contro le campionesse in carica della Colombia, che dalle istantanee del precedente Mondiale non si può che desumere che partiranno per riportare a Bogotà una cartolina d’oro.

Le Nostre Ragazze sono l’algoritmo di un anno di vita, merito di uno staff tecnico che ha preparato questi Mondiali con quella voglia e quella determinazione di far bene e di prendersi delle responsabilità sul parquet: rappresentare una nazione, una bandiera, una tradizione, un pensiero.

Ma è un sentire multiforme e sfaccettato, l’appartenenza. Oggi la Catalunya ce lo insegna. Immagini che ci mostrano ideologie, disordini e contrasti, in un’atmosfera che noi possiamo solo captare dai nostri schermi. Ed è qui, proprio qui che arriva lo Sport. Chiudiamo gli occhi, risuonano gli inni, le braccia si stringono intorno alle spalle della propria compagna, sugli spalti sono tutti uguali, tifosi di diverse nazioni uniti nel cuoio del Futsal. Lì, proviamo a dimenticarcela questa paura. E scopriamo la doppia faccia della medaglia. Chissà, magari le Nostre Azzurre superano limiti imposti dagli altri, e in questa medaglia si riflettono pure, alla fine.

Per compiere grandi imprese bisogna andare oltre.
È la Storia a insegnarcelo.
A suo Manifesto, si tinge lo Sport.

Balaguer Es Mundial.