A un passo dal sogno: l’Italia cede alla Russia per 5-4 in finale UEFS Euro2016.

Egorevsk, 28 maggio 2016.

 

C’è mancato davvero poco: l’Italia sfiora l’impresa di laurearsi campione d’Europa nel modo più doloroso possibile, con due disattenzioni difensive che permettono ai russi di segnare proprio sulla sirena il gol del pareggio e quello del definitivo sorpasso quando in realtà la nostra nazionale sembrava in totale controllo dell’ultima fase di partita. Ma andiamo con ordine.

QUI EGOREVSK. Il contorno è quello delle grandi occasioni: inutile precisare che la stragrande maggioranza dei presenti tifa Russia, rispondendo presente alla conquista della finale da parte dei padroni di casa e gremendo il palazzetto in ogni ordine di posto, rimandandoci così alla mente quelle splendide cornici sudamericane per numeri e tifo.

L’Italia, insomma, parte da sfavorita anche sotto il profilo ambientale: i nostri ragazzi sembrano patire in avvio gli arrembanti attacchi russi, mostrando un po’ di fisiologica inesperienza nel giocare un match di tale importanza e costringendo Redivo a una prima parata importante in avvio. La prima parte del match si svolge insomma secondo i ritmi dettati dai russi: tolto un nostro tentativo di eurogol in pallonetto da centrocampo che l’ottimo portiere avversario smanaccia in angolo, subiamo le iniziative dei nostri avversari, provando principalmente a pungere nelle ripartenze. La qualità dell’Italia viene però fuori man mano che il tempo passa: avremmo anche un’occasionissima con Alemão di passare in vantaggio, ma il portiere russo compie il primo di tanti miracolosi interventi, aprendo il compasso e chiudendo una conclusione forse un po’ pigra.

Nel successivo capovolgimento di fronte la Russia passa: azione prolungata in cui tutta la squadra avversaria tocca il pallone fino a smarcare la punta che, a tu per tu con Redivo, non sbaglia, insaccando il pallone sotto la traversa: è 1-0 per i padroni di casa.

LA REAZIONE. Dopo qualche minuto di smarrimento, i ragazzi di mister Del Giudice mostrano il perchè siamo arrivati a giocarci il titolo europeo: l’Italia inizia a macinare gioco arrivando più volte alla conclusione in maniera sempre più pericolosa. Licini fallisce il controllo che lo avrebbe portato a tu per tu col portiere russo, il quale salva nell’azione successiva con un’uscita a valanga su Thiago Costa che aveva saltato tre uomini con una splendida azione personale: ed è proprio l’italo-brasiliano a scaraventare in rete il pallone dopo una conclusione da lontano ribattuta, permettendoci di trovare il meritato gol del pareggio allo scadere del primo tempo.

LA RIPRESA. L’Italia comincia la ripresa così come aveva concluso il primo tempo: in crescendo. Gli Azzurri appaiono infatti in pieno controllo del match, sfruttando anche alcune imprecisioni difensive dei nostri avversari, come l’appoggio corto del difensore russo che costringe il proprio portiere a mettere il pallone in fallo laterale. Il gol della Russia pochi istanti dopo è perciò un fulmine a ciel sereno: l’arbitro assegna punizione, la botta del giocatore russo è violentissima e Redivo para il pallone all’altezza della linea di porta. Se sia gol o meno non lo sappiamo, ma il direttore di gara lo assegna: mai come questa volta sarebbe servito l’ausilio della tecnologia anche nel football sala, ma tant’è; palla a centrocampo per il nuovo vantaggio russo, 2-1.

IL CARATTERE. Che la nostra squadra abbia gli attributi è stato chiaro fin dalla prima partita: i russi indirizzano il match su un piano molto fisico, con un paio di interventi duri sui nostri giocatori, i quali tuttavia non si scompongono e indirizzano le energie nervose a cercare di pareggiare il match. Altri due interventi del portiere russo ritardano il nostro pareggio, che però arriva puntuale: il gol di Licini è da cineteca, e la sua girata al volo su calcio d’angolo è indubbiamente una delle reti più belle di questa edizione degli Europei, oltre che essere estremamente importante; 2-2, palla al centro e il nostro bomber si fa perdonare l’errore di qualche minuto prima.

L’INESPERIENZA. La Russia è però una squadra tosta e soprattutto più abituata di noi a giocare certe partite: è tecnicamente valida, capace di soffrire quando serve (prova ne sono le numerose parate del suo portiere) ma, ahinoi, infallibile a pungere appena ne ha l’occasione. Queste poche parole riassumono il gol del nuovo vantaggio russo, in cui la punta avversaria riceve il pallone, si gira approfittando di un intervento troppo molle del nostro difensore e scaraventa in rete sull’uscita di un incolpevole Redivo: 3-2 e partita che sembra conclusa. Sembra perchè pochi istanti dopo ci gettiamo in avanti a cercare il pareggio in modo disperato, e sembra solo questione di tempo perchè i russi ci castighino col gol della sicurezza: un miracoloso Redivo impedisce il 4-2 aprendo la gamba e deviando in angolo tenendoci a galla con la forza della disperazione. Ed è quando meno ce lo aspettavamo che avviene il miracolo: al 37′ viene fischiato un calcio di punizione per l’Italia, in cui Valenti tira un missile che colpendo la traversa si deposita alle spalle del portiere russo a tre minuti dal termine. Tempi supplementari? Macchè, c’è ancora tempo per recriminare contro la sfortuna: a pochi istanti dal termine Licini scarica un bolide in corsa dopo l’appoggio, ma la traiettoria si infrange sul palo e si spegne sul fondo, chiudendo così tra mille rimpianti i tempi regolamentari.

EXTRA TIME. Se finora si è trattato di rimpianto, da qui in poi si può parlare di rammarico. Sì, perchè la nostra determinazione era stata premiata: nel primo tempo supplementare l’arbitro ci assegna un tiro libero per il sesto fallo di mano di un giocatore russo, e Valenti dal dischetto non sbaglia: palla alle spalle del portiere e 4-3 Italia. Il primo tempo si chiude con la Russia che ci grazia con due errori clamorosi per cui tiriamo un sospiro di sollievo, e iniziamo davvero a pensare che, forse, gli dei del football sala vogliano portare la coppa nel Belpaese.

LA BEFFA. Si consuma tutto in una manciata di secondi: dall’occasione per noi di chiudere la partita, col portiere russo che si immola per l’ennesima volta salvando il risultato, all’errore clamoroso di Aldo Redivo, che, forse in un eccesso di sicurezza, sottovaluta l’arrivo dell’avversario calciandogli il pallone addosso, facendolo carambolare in rete. Sarebbe troppo facile gettare la croce addosso al nostro portierone, che pure ci aveva tenuti a galla in svariate occasioni nel corso del match e in tutta la competizione, ma purtroppo è la dura legge per chi gioca in questo ruolo: non ci si può permettere mezzo passo falso. Fatto sta che, a questo punto, l’Italia sembra aver esaurito le energie mentali per ribattere al colpo del pareggio, forse perchè pensavamo di avere ormai vinto questa lunghissima battaglia. Gli Azzurri si rendono pericolosi soltanto un’ultima volta da posizione però defilata, fino ad arrivare, all’ultimo minuto di partita, al gol del definitivo sorpasso russo: un retropassaggio maldestro coglie impreparato il nostro ultimo, Redivo in uscita disperata prova a fare quel che può, ma la palla si insacca in fondo alla rete: Russia 5, Italia 4, triplice fischio.

 

Cosa ci resta dopo questa partita? E’ innegabile che una sconfitta del genere lasci un grande rammarico, principalmente per il modo in cui è maturata. L’Italia è arrivata a un passo dal centrare un obiettivo storico, e se non ci siamo riusciti a nostro modo di vedere è colpa, più che di errori individuali, di una naturale immaturità a gestire certe fasi del match: i nostri avversari, che pure avremmo potuto battere, hanno effettuato molte meno conclusioni, ma sono stati letali quando ne hanno avuto l’occasione. L’Italia, di contro, è stata più bella da vedere e ha creato tantissimo, non capitalizzando però quando poteva e doveva.

A livello generale, tuttavia, non possiamo che rivolgere un enorme ringraziamento per lo straordinario cammino a tutta la nazionale: dai giocatori, a mister Del Giudice, al presidente Paderni, a tutto lo staff tecnico che c’è dietro le partite di questi ragazzi. All’inizio del torneo la possibilità di andarci a giocare il titolo europeo dopo aver battuto i detentori del titolo della Bielorussia e dopo essere stati in vantaggio fino a pochi istanti dal termine contro i russi padroni di casa sembrava una chimera: quindi raccogliamo i frutti di quanto seminato, facciamo tesoro dei nostri errori e ripartiamo alla volta del prossimo impegno. Perchè anche se non torneremo a Milano con una coppa, abbiamo dalla nostra qualcosa di ancora più speciale: la consapevolezza di potercela giocare contro chiunque.

 

GRAZIE RAGAZZI!